VIVA LA VIDA!

In questi giorni ci sono stati tre argomenti che hanno occupato le mie riflessioni:

1. la mia Numero Uno, preadolescente con tutti i crismi e carismi

2. la giornata mondiale delle persone con Sindrome di Down

3. come far vivere l’arte ai bambini (e non solo)

Mi rendo conto che cogliere il nesso fra i tre sia abbastanza complesso. Eppure a ognuno è legato un sentimento, una realtà e un obiettivo. Come spesso mi accade, è stata proprio l’ARTE, attraverso una delle sue protagoniste, a darmi una chiave di lettura in grado di legare i tre mondi di cui sopra.

Il 19 marzo si è aperta a Roma, alle Scuderie del Quirinale, una grande mostra dedicata alla pittrice messicana Frida Kahlo. Da più di vent’anni coltivo e nutro una passione spropositata nei confronti di questa donna straordinaria e della sua arte (ma su questo, più che un post potrei scrivere un romanzo…). Passione che ha fatto sì, fra l’altro, che proprio Numero Uno porti il suo nome!

E’ grazie a Frida che ho capito come i miei “pensieri” avessero un nesso fra di loro ed è Lei che mi ha suggerito una riflessione su ogni argomento.

1-    Cara Numero Uno, ricordati sempre che la cosa più importante nella vita è avere una passione che sia ispirazione e ragione di ogni tua azione. Ricordati che una passione non richiede solo il talento ma anche un arduo lavoro quotidiano. Ricordati che gli intralci di percorso non devono essere considerati come degli impedimenti ma come delle occasioni per migliorare e migliorarsi. Se Frida si fosse arresa al destino avverso che l’ha inchiodata al letto… Se Frida si fosse adeguata al modello di donna che la società messicana della sua epoca le imponeva… Se Frida non avesse affermato il suo diritto a esistere attraverso la sua pittura… beh, oggi, anche noi, nel 2014 non potremmo godere dell’incanto dell’incontro con la sua opera e la sua persona.

2-    “Dear future mom” si intitola il video che, nell’ ultima settimana, ha incollato al video più di 4 milioni e mezzo di persone. E’ un inno alla vita e al diritto di essere felici, interpretato da bambini e ragazzi con la Sindrome di Down. Perché l’“abilità” non consiste nel corrispondere a dei parametri ma nell’affermazione del diritto a essere se stessi, realizzati. Anche Frida era quella che adesso si definirebbe una persona disabile: la poliomelite l’aveva colpita da bambina (i suoi coetanei la prendevano in giro chiamandola “gamba di legno”) e un terribile incidente stradale l’aveva segnata in profondità per tutta la vita. Eppure, anche nei momenti del dolore fisico più terribile, Frida non si è mai arresa ma, attraverso la pittura, ha saputo esaltare tutti gli aspetti della vita, anche quelli più brutti. Verso la fine dei suoi giorni, dopo aver subito l’amputazione di un piede, Frida affida alle pagine del suo diario una riflessione straordinaria: “perché voglio avere i piedi se posso volare?”. Ecco, a tutti, anche alle persone con qualsiasi tipo di “diversa abilità” è dato, con le forme e con i modi che a ognuno corrispondono, la possibilità di “volare” e di essere felici. Por poter dire con Frida (ah, lo splendido quadro con la fetta di anguria!) VIVA LA VIDA!

3-    Far vivere l’arte ai bambini: ecco, il desiderio che anima la mia attività professionale, ancora una volta trova in Frida la risposta. Il soggetto principale dei suoi quadri è lei stessa; lei in relazione al mondo che la circonda; lei, vittima del dolore: lei, madre della vita. Ogni bambino rappresenta se stesso ed è importante che lo possa fare sempre senza limiti né censure. Non importano lo stile o la corrispondenza con la realtà. Picasso, scrivendo a Diego Rivera, diceva “Né tu, né Derain, né io sappiamo dipingere volti come quelli di Frida Kahlo”.  I suoi volti, il suo volto, erano lo specchio della realtà e il metro per misurarla. Come un bambino, egocentrico per definizione, Frida si costituisce fulcro del suo mondo. Per poter capire e interpretare, deve esserci, deve sperimentare.  Esattamente come i bambini! Anche loro, per poter capire l’arte devono poterla vivere, facendo, partecipando.

Chiudo gli occhi e, come in quello che potrebbe essere un suo quadro, immagino Frida che tiene in mano il bandolo della matassa dei miei ragionamenti. E poi ditemi che una passione non può fare cose belle…

Con questo post partecipo all’iniziativa #talktoyourdaughter e #losguardodeglialtri

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